La serie di interviste alle associazioni firmatarie del decalogo di Ritmo dei Passi (scaricabile su www.ritmodeipassi.it – sezione home),
prosegue con Strade Maestre, giunta alla seconda edizione di un percorso scolastico che fa del binomio educazione-cammino per i ragazzi di scuola superiore un percorso di crescita personale quasi rivoluzionario.
L’intervista è con Nicolò Sassoli, responsabile comunicazione di Strade Maestre.
CIAO NICOLÒ, PUOI DIRCI QUALCOSA IN PIÙ SUL VOSTRO PROGETTO?
Strade Maestre – un anno di scuola in cammino è un progetto scolastico che permette lo svolgimento di un intero anno scolastico itinerante. Gruppi formati da un numero massimo di sedici giovani, iscritti agli ultimi tre anni della scuola secondaria di secondo grado, percorrono prevalentemente a piedi un percorso che attraversa buona parte della penisola italiana accompagnati da adulti che svolgono la funzione di guide-insegnanti.
I partecipanti studiano e vivono viaggiando “zaino in spalla” per circa 200 giorni, fra giugno e settembre, svolgono lezioni, laboratori e incontri lungo la strada, alternando giornate di cammino a periodi residenziali. Ragazze e ragazzi coinvolti tornano a casa durante le principali festività e, al termine dell’anno, proseguono il percorso scolastico presso i propri istituti di appartenenza o svolgono l’esame di maturità.
2 COSE INTERESSANTI DI STRADE MAESTRE SECONDO TE?
Descritta dalle parole di Paulo Freire, come il “fare scuola” ovvero riconoscere che tutti i viaggiatori, sia gli scolari sia gli accompagnatori, agiscono come protagonisti nello scenario educativo della Scuola-Strada, la proposta, unica nel suo genere, offre una risposta concreta alle sfide educative contemporanee, offrendo un modello di apprendimento che integra le dimensioni cognitive, quelle esperienziali e quelle relazionali in un contesto di vita “nomade”.
Il progetto si inserisce nell’ambito delle pedagogie critiche e trasformative, riconoscendo l’educazione come pratica di emancipazione e coesione sociale. Il superamento dei confini tradizionalmente segnati dalle mura scolastiche e dall’orario rappresenta un’apertura verso nuove possibilità di costruzione della conoscenza, dove il territorio diventa aula, l’interazione con le persone e le comunità lungo il percorso diventano dinamiche risorse educative.
PUOI PARLARCI DELLA VOSTRA ULTIMA IDEA “PERCORSI DI ORIENTAMENTO?
Percorsi di orientamento propone a giovani 14-26 enni di intraprendere un viaggio lungo tra le 4 e le 12 settimane, alternando giornate di cammino e periodi residenziali, volto a esercitare la conoscenza di se stessi e del mondo, sperimentare modalità inedite di abitare il presente, rielaborare il percorso vissuto e immaginare quello futuro. Al termine del viaggio i partecipanti possono svolgere tirocini o attività di volontariato presso enti, imprese e comunità che sostengono il progetto sui territori (alcune delle quali visitate durante il viaggio) e trasformare i futuri immaginati in esperienze pratiche. Una cosa interessante è la possibilità di affiancare alle attività ordinarie, riflessive/psico-sociali, cooperative ed esplorative, le attività formative, ovvero percorsi che possono concludersi con il rilascio di un titolo riconosciuto (es. Guida Escursionistica Ambientale, Primo Soccorso, HACCP, patente B, ecc).
CHE COSA VI HA SPINTO AD AFFIANCARE RITMO DEI PASSI?
Il progetto Ritmo dei passi rappresenta per noi un partner strategico, anello di congiunzione con il mondo della montagna. Attraverso le tappe e le avventure di Marco, di là dei fiumi limpidi, delle foreste, di praterie sperdute e ghiacciai (purtroppo in via di scioglimento), cerchiamo di ristabilire una connessione, che non è quella del WI-FI; la connessione è quella con il mondo dell’educazione, dell’escursionismo, dei cammini, e della ricerca di uno stile di vita più sostenibile e attento alle comunità, non centrato solo sulla prestazione ma sullo scambio e restituzione di valori, e di umanità profonda.
Nonostante gli effetti del cambiamento climatico, le estati afose, l’inquinamento e le tossine che quotidianamente assorbiamo, sommate a sedentarietà, alimentazione eccessiva e/o scorretta, stress, possiamo ancora fare molto per rieducare le persone, grandi e piccini, a valorizzare il nostro pianeta e a rispettare la natura che ci ospita, proteggendone gli elementi naturali: la terra che ci sostiene, il cielo che osserviamo, l’acqua che ci disseta.
Trattando ciò che è altro rispetto a noi, con la stessa forma di attenzione, amore e cura che vorremmo nei nostri confronti. Questo si può fare anche ripartendo dalla connessione scuola-ambiente naturale.